Settings of Orlando Furioso (Vincenzo Ruffo)

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  • (Posted 2019-12-19)  CPDL #56352:   
Editor: Simon MacHale (submitted 2019-12-19).   Score information: A4, 39 pages, 582 kB   Copyright: CPDL
Edition notes: Original note values retained. Musica ficta has not been suggested, although there are many places throughout these pieces where it may be applied appropriately. The text underlay of the original print is, generally, extremely clear. Where the original uses a ‘sign of text repetition’ (ij), this edition suggests a realisation in italics. The Italian poetic texts have been punctuated, accentuated and capitalised according to the practice of modern scholarly editions of Orlando Furioso.

General Information

Title: Settings of Orlando Furioso
Composer: Vincenzo Ruffo
Lyricist: Ludovico Ariosto

Number of voices: 4vv   Voicing: SATB
Genre: SecularMadrigal

Language: Italian
Instruments: A cappella

First published: 1556

Description: The present volume presents eight settings taken from Ruffo’s ‘Il Primo Libro di Madregali Cromatici a Quatro Voci’. Each of these eight pieces uses, as its text, a canto from the great epic Orlando Furioso by Ludovico Ariosto (1474 – 1533), which was first published in its complete form in 1532.

1. Corrò la fresca 2. Ingiustissimo amor 3. Alcun non può saper 4. De cocenti sospir 5. Ma de chi debbo lamentarmi 6. Cantan fra rami 7. Io son qual sempre fui 8. Se 'l sol si scosta

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Original text and translations

Italian.png Italian text

Canto 1.58
Sacripante’s desire towards Angelica
Corrò la fresca e matutina rosa,
che, tardando, stagion perder potria.
So ben ch'a donna non si può far cosa
che più soave e più piacevol sia,
ancor che se ne mostri disdegnosa,
e talor mesta e flebil se ne stia:
non starò per repulsa o finto sdegno,
ch' io non adombri e incarni il mio disegno.

Canto 2.1
general reflections
Ingiustissimo Amor, perché sì raroI
corrispondenti fai nostri desiri?
onde, perfido, avvien che t'è sì caro
il discorde voler ch'in duo cor miri?
Gir non mi lasci al facil guado e chiaro,
e nel più cieco e maggior fondo tiri:
da chi disia il mio amor tu mi richiami,
e chi m'ha in odio vuoi ch'adori et ami.

Canto 19.1
general reflections
Alcun non può saper da chi sia amato
quando felice in su la ruota siede;
però ch'a i veri e i finti amici a lato,
che mostran tutti una medesma fede.
Se poi si cangia in tristo il lieto stato,
volta la turba adulatrice il piede;
e quel che di cor ama riman forte,
et ama il suo signor dopo la morte.

Canto 27.117
Rodomonte
Di cocenti sospir l' aria accendea
dovunque andava il Saracin dolente:
Ecco, per la pieta che gli n'avea,
da' cavi sassi rispondea sovente.
— Oh feminile ingegno (egli dicea),
come ti volgi e muti facilmente,
contrario oggetto proprio de la fede!
Oh infelice, oh miser chi ti crede!

Canto 32.21
Bradamante
Ma di che debbo lamentarmi, ahi lassa,
fuor che del mio desire irrazionale?
ch' alto mi leva, e sì ne l' aria passa,
ch'arriva in parte ove s'abbrucia l'ale;
poi non potendo sostener, mi lassa
dal ciel cader: né qui finisce il male;
che le rimette, e di nuovo arde: ond' io
non ho mai fine al precipizio mio.

Canto 34.50
description of a scene, as seen by Astolfo
Cantan fra i rami gli augelletti vaghi
azzurri e bianchi e verdi e rossi e gialli.
Murmuranti ruscelli e cheti laghi
di limpidezza vincono i cristalli.
Una dolce aura che ti par che vaghi
a un modo sempre e dal suo stil non falli,
facea sì l' aria tremolar d' intorno
che non potea noiar calor del giorno.

Canto 44.61
Bradamante's message to Ruggiero
— Ruggier, qual sempre fui, tal esser voglio
fin alla morte, e più, se più si puote.
O siami Amor benigno o m'usi orgoglio,
o me Fortuna in alto o in basso ruote,
immobil son di vera fede scoglio
che d'ogn' intorno il vento e il mar percuote
né già mai per bonaccia né per verno
luogo mutai, né muterò in eterno.

Canto 45.38
Bradamante’s internal monologue
Se 'l sol si scosta, e lascia i giorni brevi
quanto di bello avea la terra asconde;
fremono i venti, e portan ghiacci e nievi;
non canta augel, né fior si vede o fronde:
così, qualora avvien che da me levi,
o mio bel sol, le tue luci gioconde,
mille timori, e tutti iniqui, fanno
un aspro verno in me più volte l'anno.